RIFORMA FORENSE: E’ L’ORA DELLE PROPOSTE

de fazi cesali

La riforma forense è legge. Cerchiamo di capirne esattamente la portata, sfruttandone il vantaggio e contrastandone le imperfezioni.

 

Siamo stati abituati, in una ingiustificabile assenza di un rinnovamento delle regole della professione forense obbiettivamente impensabile al ritmo dei cambiamenti della nostra società dell’ultimo secolo, a subire colpi d’ascia alle norme di disciplina del nostro ministero frutto del frettoloso parto del sottosegretario di turno, spesso – per non dire sempre – all’oscuro dei problemi del patrocinatore nel sistema giustizia, o, peggio, merce di scambio di una linea politica il cui programma non è certo la garanzia della efficienza di un apparato giurisdizionale degno di questo nome.

 

Nè tanto meno di garantire che il rispetto dei diritti del cittadino avvenga per il tramite di un Ministero difensivo rispettato e rispettabile.

 

Ora abbiamo il vantaggio di avere una legge la cui attuazione è demandata per buona parte al potere regolamentare del nostro organo di massima rappresentanza, ovvero il Consiglio Nazionale Forense, cui spetterà  il compito di emettere una ventina di regolamenti sui punti cruciali della riforma.

 

Se da un lato infatti alcune norme si manifestano irrazionali fino al limite della provocazione (basti pensare all’obbligo della copertura infortuni esteso fino al corrispondente), è pur vero che altre, come la riserva di consulenza, sono un grande punto a favore.

 

Altre ancora, come la verifica sullo svolgimento della professione contenuta nel temutissimo articolo 21 della legge di riforma, dovranno essere indirizzate con un corretto uso del potere regolamentare nella direzione di tutela dell’avvocato che svolge effettivamente la professione, specie se giovane.

 

C’è da chiedersi se quello che si vede ora, con l’incoerente strappo tra alcuni ordini e l’Organismo Unitario dell’Avvocatura, sia la soluzione adatta ad approcciare il problema, dando evidenza di una categoria in perenne conflitto e divisa a chi, verosimilmente, non vede l’ora di assestare in altro colpo all’Avvocatura in favore della lobby di riferimento.

 

O se non sia finalmente giunto il momento di avere una rappresentanza seria, autorevole e combattiva che induca il Legislatore ad avere ben altro rispetto per chi rende possibile, nella quasi totale latitanza dello Stato, il funzionamento del sistema giustizia.

 

Per fare questo bisogna immediatamente farsi promotori delle sicuramente possibili migliorie da apportare alla nuova legge, facendoci portatori di istanze chiare e proposte concrete ed attuabili da presentare a chi è stato investito del potere regolamentare, ossia il CNF.

 

Abbiamo visto la sterilità di un atteggiamento di protesta populista, o ancora peggio della politica del rimedio postumo (basti pensare all’offensivo esito del ricorso sugli orari delle Cancellerie, ove i termini della decisione del TAR si sono abbattuti sui ricorrenti come schiaffi).

 

E’ per questo che l’Associazione Forense Emilio Conte, in preziosa sinergia con i Colleghi del Movimento Forense, si propone, ma soprattutto Ti propone, di adoperarci per dare immediato corso ad uno studio di una serie di proposte le cui bozze saranno da qui a breve, e per argomento, pubblicate su questo portale, al fine di stimolare un celere e costruttivo dibattito sulle istanze di attuazione – o dove occorra di modifica – da presentare, per dirla alla nostra maniera, nelle sedi competenti.

 

Se la maggioranza di un Congresso di rappresentanza nazionale, pur nella chiara consapevolezza dei limiti del prodotto legislativo, si è espressa con schiacciante maggioranza in favore della approvazione della Riforma Forense, il motivo non è certo autolesionistico: è stata piuttosto colta un’occasione, dopo 79 anni di inutile attesa, di modernizzare la nostra professione per metterla in condizione di competere con i sempre più rapidi cambiamenti sociali.

 

Sta a noi ora, con dignità e fermezza, lavorare su questa materia grezza per ridisegnare i confini della nostra professione ed evitare che finisca macerata nei sistemi industriali della globalizzazione.

 

C’è chi ha detto, mentre noi maledicevamo l’attuale formulazione della legge di riforma, che siamo una casta talmente potente da essere stati in grado da imporre al Legislatore dimissionario un intervento in nostro favore, privilegiati su altre categorie e centri di interessi.

 

Noi, che conosciamo quanto ridicola sia questa affermazione, cerchiamo di diventarlo veramente, cominciando a tutelare i più giovani e deboli di noi con una rappresentanza forte e mai più divisa.

Marco De Fazi

L'Avvocato Marco De Fazi, classe 1961, si è laureato nel 1986 ed si è abilitato alla professione nel 1990: è cassazionista dal 2002 e lavora nello studio associato di famiglia. Ha ereditato dal padre, Avv. Walter De Fazi (mancato nel 2011 dopo 60 anni di professione), la passione per la responsabilità civile. Ha fatto parte di commissioni di studio consiliari ed associative, ed è stato per dieci anni il rappresentante italiano del network europeo PEOPIL (Pan-European Organization of Personal Injury Lawyers). Parla e scrive fluentemente inglese ed in misura più scolastica francese. Ha fatto parte della Commissione per l'esame di Avvocato 2007 ed è membro storico del Direttivo dell'Associazione Forense Emilio Conte, di cui ora è il presidente. Membro attivo della NIABA, associazione USA di avvocati italo-americani.

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