Valori a confronto tra diritto penale e diritto civile

Il diritto penale ha conquistato la supremazia sul diritto civile.

 

Considerato un tempo materia complementare, se non accessoria, del diritto civile, che è funzionalmente destinato dall’ordinamento giuridico alla tutela dei diritti delle persone, il diritto penale si propone da vari anni come il diritto per eccellenza, sia nelle questioni di politica giudiziaria, sia nella coscienza sociale, influenzata dagli avvenimenti e dalla visibilità dedicata, per vari, anche discutibili, motivi, dai mezzi di comunicazione ai protagonisti del processo, magistrati, avvocati e indagati o imputati eccellenti.

 

Occasionalmente una voce si leva per ricordare che sviluppo sociale e tutela dei diritti non sono assicurati da indagini clamorose, processi annosi e carcerazioni preventive o, raramente, nel caso dei più noti reati finanziari, definitive, e che, anzi, proprio l’esito dei processi più sensazionali certifica la sconfitta economica degli investitori, con conseguenze devastanti a carico dell’economia nazionale e dello stato di diritto.

 

Il dibattito non decolla, malgrado sia evidente il degrado dell’economia, stremata da attività illecite (non dal fallimento del mercato e nemmeno da attività speculative, su cui la disinformazione è massima), che non trovano e non possono trovare soluzione nel diritto penale.

 

Il circuito della comunicazione, dominata – incidentalmente – da interessi non dichiarati, estranei all’informazione, ha contribuito ad alimentare il clamore delle indagini penali, a carico delle personalità eccellenti della politica e dell’economia, e il protagonismo dei magistrati inquirenti, talvolta in danno degli interessi di giustizia, primo dei quali è l’attendibilità dell’ordinamento.

 

L’evidenza della sovraesposizione dei protagonisti e dei successi personali, curriculari ed extracurriculari, in concomitanza con le tante conclamate disfunzioni di sistema, che denunciano il difetto di tutela in particolare dei cittadini deboli, nuoce alla giustizia e alla pratica giudiziaria, alla qualificazione di avvocati e magistrati, alle ragioni dell’economia e dello sviluppo.

 

Le potestà connesse all’esercizio della funzione inquirente, all’occorrenza funzionalmente deputate alla restrizione delle libertà personali, costituiscono, nel caso in cui le misure siano dispensate senza ponderazione (apprezzabile anche da parte degli osservatori preparati e disinteressati) ovvero, nella consapevolezza della annosità e complessità dei processi, a titolo apertamente dissuasivo, un riflesso dello stato totalitario, che, nel confronto tra i valori in discussione, privilegia il simbolo della restrizione in carcere e il conseguente effetto sociale al rispetto dei diritti sia della persona implicata, che, nel caso dei reati finanziari, degli investitori.

 

L’effetto è dirompente, definitivo. “I valori si scontrano, non esistono soluzioni ultime, un valore può solo affermarsi alle spese di un altro, qualsiasi soluzione si scelga comporta il sacrificio di un’altra” sostiene Isaiah Berlin.

 

Eppure, l’allarme sociale provocato dalle disuguaglianze indotte da tante malintese operazioni di mercato, dalla disattenzione delle autorità di controllo, dalla mancata tutela di diritti degli investitori, denunciata, vanamente, nel 2005, in occasione di un convegno, da un economista schierato, ma intellettualmente onesto, quale è stato Luigi Spaventa, commemorato nei giorni scorsi anche dal capo dello stato, produce danni irreversibili a carico dell’erario, della previdenza, dei risparmiatori, del sistema del credito e della giustizia civile, il ricorso alla quale è scoraggiato dal record di insuccessi delle richieste di tutela, dalla deterrenza della durata e dei costi dei processi, dal difetto di qualificazione di non pochi operatori.

 

Il risparmio tradito da società quotate e non, da intermediari finanziari di vario tipo, da professionisti inaffidabili e da magistrati inesperti è una tara del sistema, di cui non viene resa nota dagli istituti pubblici deputati nemmeno la grandezza aggregata: per insipienza? per prudenza? per complicità?.

 

Ci sono motivi per ritenere che possano essere sottratte al circuito virtuoso dell’economia, per fatti illeciti non sanzionati dal risarcimento, decine di miliardi di euro ogni anno.

 

Jody Vender, un noto finanziere, ha dichiarato nei giorni scorsi che i capitali non investiti nelle attività produttive sono ingenti, consentendo di ritenere, quanto meno, una diffusa sfiducia nel sistema (pregiudicato, magari, da tanti proprietari di ingenti depositi).

 

Come avvocato, ho denunciato il frequente ricorso illecito allo strumento della fusione a seguito di acquisizione con indebitamento (nota anche come leveraged buy out), le conseguenze tributarie e previdenziali dirompenti e il danno degli azionisti di minoranza delle società quotate, la inattendibilità dei controlli e la rassegnazione dei risparmiatori, che non credono nella effettività della giustizia.

 

I processi penali non rimediano alle distorsioni, non producono risarcimenti e le manovre illecite, non necessariamente rilevanti sotto il profilo penale, ma rilevanti, rilevantissime, sotto il profilo civile, si perpetuano.

 

Il diritto civile offre misure cautelari e interdittive, consente rimedi anche oltre il termine della prescrizione penale, quando il fatto abbia rilevanza penale, e influenza direttamente il risultato dell’attività economica illecita.

 

All’investitore è richiesto di essere accorto e avvertito, alle istituzioni competenti di dimostrarsi capaci e attente, alla giustizia civile di essere preparata, dovendo svolgere la funzione ineliminabile del rimedio offerto a chi abbia subito o stia per subire il danno.

 

Gli avvocati hanno la possibilità di attivare le risorse di sistema, spesso ignorate o disattese, di competere, sulla base della conoscenza dell’ordinamento, con strutture professionali ritenute, spesso a torto, depositarie della scienza giuridica, di contribuire al risanamento dell’economia e alla sanzione dei comportamenti meno nobili.

 

L’informazione economica specializzata, rappresentata da giornali minori e dal quotidiano a diffusione nazionale, in posizione quasi monopolistica, incredibilmente in perdita, dimostrando efficienza e adempiendo la funzione, può migliorare la gestione e i conti.

 

Gli avvocati, senza timidezze, possono contribuire al ristabilimento delle ragioni di giustizia, profondamente offese in tanti casi clamorosi, e alla qualificazione del ceto forense.

Ugo Scuro

Avvocato cassazionista in Roma, esperto in materia di diritto dell'economia con particolare riguardo ai contratti a formazione progressiva e alle responsabilità connesse, direttore del NuovoMille giornale liberale on line.

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