Effettività della giustizia, non solo autonomia e indipendenza, a tutela dei cittadini

togheI principi dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura sono stati affermati con forza nel corso del congresso dell’Associazione Nazionale Magistrati – Anm dagli oratori che si sono avvicendati sul palco.

 

Il primo presidente della Cassazione, Giorgio Santacroce, ha raccomandato alla platea di risolvere “lo sterile match frontale tra politica e giustizia” e, tuttavia, non sono mancate allusioni polemiche alla questione della decadenza posta dalla legge Severino, come principio etico prima che giuridico, né critiche serrate alla legge sulla corruzione, ritenuta inidonea a contrastare l’inquietante fenomeno della corruzione diffusa tra gli operatori economici.

 

Piercamillo Davigo, consigliere di Cassazione e indimenticato coprotagonista di Mani Pulite, ha sostenuto che “la devianza della classe dirigente in Italia è più pericolosa della criminalità da strada”.

 

Sono invece mancate, malgrado il titolo del congresso suggerisse la rinnovazione del rapporto tra la giustizia, rappresentata soprattutto dalla magistratura, e la società nazionale, analisi e proposte di interesse dei diritti disponibili dei cittadini, personali ed economici, non sempre adeguatamente tutelati.

 

I casi di leveraged buy out clamorosamente sfuggiti ad ogni forma di tutela malgrado le sentite doglianze dei risparmiatori rappresentano perdite di miliardi per l’economia e denegata giustizia per i cittadini.

 

La formula dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura potrebbe, infatti, essere più correttamente declinata come “autonomia e indipendenza di giudizio del magistrato nell’interesse della domanda di giustizia”, non come prerogativa o privilegio della magistratura tout court.

 

E’ il motivo per cui i padri costituenti hanno previsto che l’ordine giudiziario fosse soggetto soltanto alla legge e non ad altri poteri, portatori di interessi diversi, che possono non esaurirsi nella realizzazione dell’ordinamento.

 

Le valutazioni di opportunità o l’ansia della palingenesi giudiziaria sono pertanto interdette al giudizio del magistrato, sia penale, che civile, che, mediante la decisione del caso concreto, è chiamato ad applicare puntualmente e prontamente la legge, ma non è investito di una funzione salvifica e, men che meno, dell’impegno di partecipazione alla costruzione di una società nuova, sorvegliata in via giudiziaria e intrisa di regole etiche, che, in quanto tali, sono discutibili per tanti motivi e comunque non sono previste dall’ordinamento.

 

La degradazione del diritto civile rispetto al diritto penale, che provoca il metus ma si presta all’equivoco della selettività applicativa, quando la sanzione non è pronta ed uniforme, è la disfunzione di sistema che più nuoce alla domanda di una giustizia efficiente e al prestigio di avvocati e magistrati. Il presidente dell’associazione ha stigmatizzato “l’attacco scomposto alle sentenze” che costituisce, nella sua visione, grave pericolo per il sistema democratico. La materia è delicata e non può essere affrontata con l’accetta.

 

Il confronto intellettuale è lo scopo del processo e può risolversi in conflitto, tra le parti e tra le parti e il giudice. L’impugnazione della decisione, ritenuta ingiusta o immotivata, concretizza la garanzia di serenità e di terzietà del sistema giudiziario, che l’ordinamento, consapevole dell’errore, offre all’utenza.

 

Il giudice di secondo grado riesamina l’intera materia processuale e la decisione emendata o stravolta non depone a carico del sistema, ma a favore.

 

Soltanto in una società totalitaria la magistratura, né autonoma, né indipendente, esercita la giustizia a favore del potere costituito di cui rappresenta il braccio legalitario.

 

La legalità è mera apparenza.

 

Le decisioni sono funzionali all’ordine verticistico di una società organizzata sulla base del principio precostituito che il leader non sbaglia, non può essere criticato, pervade tutti gli ambiti ed è protetto da magistratura e forze armate.

 

L’ordinamento costituzionale italiano è organizzato per prevenire e per correggere l’errore giudiziario, se le garanzie processuali funzionano ad opera dei protagonisti del processo.

 

Con tutto ciò, gli errori, anche molto gravi, non sono mancati nella storia giudiziaria.

 

Se vengono scoperti, devono essere analizzati, per rimediare alla falla del sistema.

 

Una falla irrimediata del sistema economico e del sistema giudiziario è il risparmio tradito, predato al di fuori di ogni logica di mercato e perfino di attività speculative.

 

L’informazione economica e finanziaria è molto carente, nonostante le pretese e le risorse dedicate, e l’attività giudiziaria si è dimostrata tardiva, macchinosa e carente.

 

Il risparmiatore non ha quasi mai avuto la giustizia che per lui conta, consistente nella restituzione del denaro sottratto, e non nella eventuale e tardiva sanzione penale del responsabile meno avveduto (“…le grandi illegalità finanziarie si ripetono colpendo masse indistinte di posizioni deboli … l’Italia ha un processo penale che non giunge a sentenza se non in una quota inaccettabile e sempre a danno dei meno provveduti e un processo civile che finisce quando l’utilità sociale, economica, pratica della decisione si è perduta” da un recente intervento del presidente di Cassazione Giuseppe Maria Berruti).

 

Eppure gli strumenti non mancano.

 

I risparmiatori devono essere più avveduti e informati e meno rassegnati.

 

Mario Platero ha scritto nei giorni scorsi sul Sole 24 Ore l’articolo dal titolo “Giustizia rapida, più fiducia al mercato”, nel quale ha trattato il caso della banca JP Morgan Chase con riferimento alle irregolarità emerse nel corso dell’inchiesta sui mutui subprime.

 

La banca, avvisata che l’inchiesta avrebbe comportato il risarcimento e la sanzione e un irrimediabile danno all’immagine dell’attività, ha prontamente aderito all’offerta di un accordo stragiudiziale miliardario in favore dei risparmiatori, che sono così incoraggiati a credere nel sistema economico e ad investire, a tutto vantaggio delle imprese, della collettività e della giustizia.

 

In Italia questo modello vincente sarà presto replicato in un caso che presenta non poche analogie.

 

Vedremo con quali resistenze e con quali risultati.

Ugo Scuro

Avvocato cassazionista in Roma, esperto in materia di diritto dell'economia con particolare riguardo ai contratti a formazione progressiva e alle responsabilità connesse, direttore del NuovoMille giornale liberale on line.

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