FUNZIONAMENTO DEI FONDI DI INVESTIMENTO ESTERI RUOLO DI INTERESSE PUBBLICO DEGLI AVVOCATI

“DAVIDE SERRA FINANZIERE”

 

Le primarie del Pd saranno ricordate anche per le polemiche suscitate dai salaci commenti di Bersani sulle attività di fund raising dell’aggressivo candidato concorrente, Matteo Renzi, sostenuto da illustri rappresentanti della finanza internazionale.

 

In particolare, non è stato gradito da Davide Serra, gestore di fondi di investimento, un rilievo di Bersani sui paradisi fiscali, ritenuto inappropriato.

 

Finanziere dal profilo curriculare anglosassone, sconosciuto finora al grande pubblico, ma conosciuto negli ambienti della finanza, tant’è che il ministro Passera ne ha prontamente attestato le qualità personali e professionali, Serra ha prontamente annunciato querele.

 

Considerata la relativa inutilità delle querele agli effetti della sollecita ed efficace tutela del decoro offeso, il NuovoMille propone a Serra di esporre le ragioni dei fondi ricorrendo allo strumento dell’informazione in tema di investimenti finanziari.

 

Le modalità operative dei fondi di investimento impegnati in aziende quotate e non quotate, così come di banche d’affari e di società di private equity,  definite “locuste” dalla stampa, in effetti sono controverse.

 

Serra, in particolare, potrà esprimere la sua opinione sull’ aspetto più dubbio degli investimenti in partecipazioni azionarie: la compatibilità tra condizioni di investimento e mercato di riferimento, illustrando la causa delle disfunzioni e delle crisi di tanti progetti.

 

Non si tratterebbe di una esercitazione dialettica, fine a sè stessa, perchè le conseguenze dei dissesti, che, non di rado, corredano le attività dei fondi, pregiudicano l’economia nazionale e provocano la perdita di leadership di consolidate aziende nazionali in favore della concorrenza estera.

 

Vale a dire che scelte  diseconomiche di fondi di investimento impegnati su scala globale interferiscono con lo sviluppo dell’economia italiana e provocano disagi, disfunzioni concorrenziali, perdite e distorsioni di mercato: uno scenario di regresso.

 

Si tratta dell’inevitabilità del mercato? Si può sostenere con Bill Clinton “It’s the economy, stupid”?

 

Il NuovoMille ritiene che investimenti diseconomici per le attività di impresa e per gli azionisti di minoranza di società quotate, ma non per il conto economico dei fondi variamente garantiti, riflettano incompatibilità economiche strutturali e un vizio originario del rapporto giuridico che si costituisce tra i fondi e le società destinatarie dell’investimento, produttivo di effetti che influenzano la validità dei rapporti e le responsabilità sia dei fondi che della dirigenza delle società impegnate nell’investimento.

 

Crisi e dissesti generano distruzione di ricchezza a carico dei risparmiatori e delle attività di impresa, implicano disoccupazione, erodono la cassa integrazione, ma, finora, professionisti e imprenditori hanno subito il fenomeno, invasivo quanto dirompente, e non risultano interventi riparatori delle autorità preposte.

 

La punta dell’iceberg del fenomeno viene periodicamente denunciata dalla stampa. Dario di Vico ha scritto qualche articolo in materia, ha notato l’incongruenza di investimenti utili per i fondi e nocivi per le imprese, ma non ha indagato le cause giuridico-economiche dei dissesti.

 

Il Sole 24 Ore limita il suo impegno alla descrizione dei dissesti più appariscenti. Il contratto di acquisizione di attività di impresa con indebitamento, noto come contratto di leveraged buy out, si è spesso dimostrato emblematico di cattiva finanza e irrispettoso dei precetti fondamentali dell’ordinamento giuridico.

 

L’indebitamento trasferito sul patrimonio sociale distrugge il valore delle aziende, impedisce gli investimenti, vanifica il risparmio investito, impegna, per responsabilità dei soci di controllo e dei fondi, la cassa integrazione, interferisce con la soddisfazione degli obblighi tributari a causa della destinazione degli utili in favore della restituzione dei debiti di acquisizione.

 

Le due primarie questioni della cassa integrazione e dell’obbligazione tributaria meritano approfondimento.

 

La cassa è stata istituita per supplire alla temporanea incapacità dell’azienda, dovuta ad una contrazione del mercato, di mantenere il livello di occupazione.

 

Passata la congiuntura, il personale riprende servizio. La disciplina della cassa non prevede che le cause del dissesto siano indotte da responsabilità terze, nè che siano tollerate e non denunciate.

 

Per maggiore chiarezza, se gli utili sono destinati al pagamento dei ratei del debito straordinario e dei relativi oneri finanziari, nel caso dell’acquisizione con indebitamento, per soddisfare le esigenze del socio di controllo e dei fondi in danno degli azionisti di minoranza, dei dipendenti e della stessa azienda, penalizzata dai mancati investimenti, i dipendenti ritenuti esuberanti vengono legittimamente ammessi ai benefici della cassa, ma gli uffici previdenziali dovrebbero ripetere gli importi, nel frattempo erogati, dalle persone e società responsabili del dissesto, consentendo, tra l’altro, all’impresa di sottrarsi, nel rispetto della legge, al giogo di una pessima direzione.

 

La sperequazione tributaria costituisce un caso clamoroso di maltrattamento contributivo e di illecito concorrenziale a carico delle imprese che assolvono puntualmente gli obblighi impositivi.

 

Perchè viene favorita sotto il profilo fiscale l’acquisizione con indebitamento, consentendo la deducibilità degli interessi passivi dei finanziamenti destinati all’acquisizione della partecipazione di controllo?

 

Tributaristi eccellenti hanno sostenuto e tuttora sostengono la legittimità della deduzione di tali oneri, ma ignorano il profilo concorrenziale e la sperequazione di trattamento fiscale tra imprese nell’ambito dello stesso mercato di riferimento.

 

Al NuovoMille risulta che l’agenzia delle entrate abbia tenuto, nel corso degli anni, un atteggiamento altalenante, nel silenzio assordante degli uffici studi di istituzioni e associazioni  imprenditoriali.

 

E’ una materia che costituisce un vulnus dell’economia e del diritto, in mancanza di ragioni specifiche, di prospettive, di perequazioni di interessi e di soluzioni di conflitti e richiede un pronto intervento correttivo.

 

Il nodo giuridico della materia degli investimenti in partecipazioni, dei rapporti giuridici negoziati tra le parti e degli effetti che si riverberano sui cosiddetti stakeholders, è un elemento essenziale del contratto che introduce le caratteristiche del mercato di riferimento nell’attività di impresa.

 

Se la valutazione di tale elemento è trascurata, il progetto è inadeguato, l’esecuzione del rapporto è manchevole, la validità delle intese è viziata e influenza il regime delle responsabilità.

 

Nel caso della acquisizione con indebitamento (altresì leveraged buy out) che versa in stato di dissesto, le responsabilità originarie delle parti contraenti e del sistema finanziario sono denunciate da vari elementi circostanziali, quali la consecutività di operazioni dello stesso tipo, l’incapacità di sostenere investimenti e imposizione fiscale, il ricorso alla cassa integrazione, la contrazione dei ricavi e la perdita di quote di mercato, la perdita di valore del titolo azionario, nel caso delle società quotate, la perdita, se non la disintegrazione, del patrimonio sociale che influenza il valore dell’attività di impresa, la distruzione del risparmio e la insoddisfazione dei crediti di fornitura.

 

Anche il sistema del credito ne viene influenzato, ma non è esente da responsabilità. Nel suo ambito si trovano banche e fondi responsabili o corresponsabili del dissesto.

 

Le dimensioni del fenomeno, che riguarda anche imprese eccellenti, producono danno erariale, per la cassa integrazione e l’imposizione fiscale, distorsioni concorrenziali, disfunzioni economichedistruzione di risparmio e mancata realizzazione dell’ordinamento giuridico, e impegnano pertanto l’attenzione di tribunali, dicasteri economici, authorities, uffici previdenziali, ceti professionali e, non di meno, della politica.

 

Gli uffici preposti alla tutela del risparmio e della concorrenza e alla dispensa di denaro pubblico a vario titolo sono impegnati ad adempiere le funzioni assegnate dalla legge.

 

Gli avvocati, gatekeepers della legalità, possono svolgere un ruolo di rilievo primario a tutela degli interessi pubblici consistenti nella realizzazione dell’ordinamento economico, nella tutela del risparmio, della concorrenza, del merito professionale e imprenditoriale.

 

Il NuovoMille ritiene che il rapporto tra stato e mercato, tra  merito e solidarietà, tra impegno delle istituzioni e impegno dei cittadini, sia più che mai al centro del dibattito politico e che la mancata offerta di proposte credibili su temi centrali dell’economia nazionale (come quello delineato che genera perdite di decine di miliardi di euro) sia responsabilità di entrambi gli schieramenti politici, intenti a confliggere nel rispettivo ambito piuttosto che ad impegnarsi sulle questioni di interesse dei cittadini.

 

Il paese ha bisogno di un’offerta politica efficiente, comprensibile, rigorosa, tanto dell’una quanto dell’altra parte, per poter scegliere senza turarsi montanellianamente il naso.

 

Il confronto che il NuovoMille propone alle segreterie del Pdl e del Pd sui temi trattati, che non richiedono riforme ma tutela, rispetto ed efficienza del sistema giuridico-economico, consente alla politica di esprimersi in merito e, in particolare, a Renzi, invitato a partecipare, di dimostrare che intorno a lui non si sta costituendo un blocco di interessi, attento più ai propri affari che al  funzionamento del sistema e alle esigenze del paese.

 

Davide Serra, a tutela della dignità del ceto di appartenenza, oltre che del proprio decoro, potrà esporre il suo pensiero competente, informando i cittadini sul funzionamento dei fondi di investimento esteri.

 

La proposta del confronto è rimessa alle segreterie del Pd e del Pdl, al comune di Firenze, al fondo Algebris, agli uffici pubblici interessati, agli uffici studi delle associazioni imprenditoriali invitati a interloquire.

Ugo Scuro

Avvocato cassazionista in Roma, esperto in materia di diritto dell'economia con particolare riguardo ai contratti a formazione progressiva e alle responsabilità connesse, direttore del NuovoMille giornale liberale on line.

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