Proposte concrete a favore dell’Avvocatura Romana

Gentilissime Colleghe,

Gentilissimi Colleghi,

in un contesto gravissimo quale quello che stiamo affrontando a causa del virus covid-19, l’Amministrazione della Giustizia, soprattutto per la parte che riguarda gli Avvocati, diviene molto rischiosa a causa dell’affollamento che generalmente caratterizza i Tribunali di tutta la Penisola.
In questa ottica, nel tentativo di salvaguardare tutti coloro che quotidianamente si recano nelle trincee giudiziarie, il Governo ha emanato i decreti che si sono susseguiti dall’8 marzo u.s. fino al decreto “Cura Italia” ultimo emanato.
Ebbene, se in un primo momento il Legislatore ha prodotto una norma di difficile comprensione, stanti le evidenti criticità interpretative circa la portata effettiva della sospensione, almeno sotto tale profilo con l’ultima stesura, sembrerebbe fugato ogni dubbio, di tal ché ogni termine processuale, fatta eccezione per quelli esplicitamente individuati, è sospeso fino al 15 aprile.
Il decreto “Cura Italia”, tuttavia, appare gravemente deludente   in punto di sostegno economico/finanziario alla nostra Categoria forense, laddove, per la stessa, non sono stati previsti neppure i già esigui 600 euro stabiliti per le partite iva sottoposte alla gestione separata INPS.
Pur comprendendo la situazione di emergenza in cui è stato elaborato il testo normativo di che trattasi e l’esigenza di intervenire sugli scenari più drammatici che si stanno configurando a causa del coronavirus, non possiamo tacere il nostro disagio per essere, come sempre, considerati ai margini della società e non meritevoli di assistenza, quasi si ritenesse che in qualche modo l’Avvocato se la possa cavare sempre da solo.

Il tutto nell’assordante silenzio della nostra Cassa Forense che, a questo punto, dovrebbe intervenire motu proprio in favore dei suoi iscritti con provvedimenti di sostegno, quali ad esempio la revoca del pagamento dei contributi, quantomeno nella parte fissa, per un periodo idoneo a garantire la permanenza della “specie”. Se questo non dovesse avvenire o se il Governo centrale non dovesse imporre di fatto alle Casse professionali di intervenire concretamente a sostegno dei loro iscritti, nell’incertezza di quanto durerà effettivamente lo stato di emergenza che tutti stiamo affrontando, ci troveremo di fronte ad un tracollo epocale dell’Avvocatura, che in pochi potranno attraversare indenni. Da più parti ci si sta muovendo con istanze, petizioni, lettere aperte alle istituzioni, in alcuni casi, purtroppo sempre troppo pochi e isolati, anche con il sostegno di quella categoria che rappresenta il nostro contrappunto quotidiano nelle aule di giustizia, ossia la magistratura. Non pare necessario elencare qui i provvedimenti che nell’immediato potrebbero essere presi, tra cui quelle da tempo proposte dalla nostra Associazione. Pare però evidente che in questo contesto deve essere Cassa Forense a doversi fare parte diligente e aiutare la categoria (certo che l’attuata sospensione dei contributi per qualche mese, appare francamente una boutade, anche se, ahi noi, è l’unico atto di cui si legge!).

In questa situazione emergenziale è indispensabile un’azione unitaria di tutte le anime dell’Avvocatura e, anzi, di tutte le professioni coinvolte, al fine di unire in una sola voce la richiesta di sostegno al pari delle altre categorie, per evitare una disparità di trattamento ingiustificata ed ingiustificabile, rispetto a chi potrà giovare degli ammortizzatori sociali già previsti.

Purtroppo, questa gravosa situazione si verifica mentre il Tribunale di Roma, il 19 febbraio scorso, ha emesso la nota sentenza, con la quale è stato stabilito il divieto del terzo mandato per i componenti del CNF (in particolare, il Tribunale, su azione proposta da altri avvocati come appare opportuno precisare, ha disposto la sospensione cautelare della proclamazione del Presidente del CNF Andrea Mascherin, del vicepresidente Maurizio Magnano Di San Lio, nonché dei consiglieri Andrea Pasqualin, Giuseppe Picchioni, Stefano Savi, Giovanni Arena, Carlo Orlando e Salvatore Sica. Rimane valida anche la sospensione del consigliere Antonio Baffa disposta nel dicembre scorso. Al vertice del Consiglio nazionale rimane dunque l’altro vicepresidente, l’Avvocato Maria Masi del foro di Nola). Si è così decapitato l’Organo apicale della nostra Categoria, confermando oltremodo, ove ce ne fosse il bisogno, che tanta parte di responsabilità, nella mancanza di voce autorevole nella nostra categoria verso gli altri Enti e poteri dello Stato, è data proprio dalla totale assenza di rappresentatività di chi ci deve (o dovrebbe) dirigere.Come molti ricorderanno, tale questione ha interessato anche i Consigli degli ordini distrettuali.

Ci preme ricordare, che in tempi non sospetti Noi di AFEC, in ossequio al disposto della Suprema Corte circa il divieto del terzo mandato consecutivo, fummo i primi a ritirare le candidature dalla tornata elettorale di inizio 2019 per il COA di Roma, degli Amici e Colleghi Livia Rossi e Antonio Conte, seguiti poi dal solo Avvocato Alessandro Cassiani. Tale sofferta decisione fu presa nel rispetto delle norme, come interpretate, e dei Colleghi romani, nell’indifferenza dei candidati che furono illegittimamente eletti, con notevole danno dal punto di vista politico per la nostra Associazione che, difatti, ha pagato carissimo lo scotto di dover rinunciare, in corsa, alle candidature di due così esperti Colleghi e Amici. Ora che la decisione del Tribunale di Roma sancisce finalmente il valore di quelle che sono state in quel momento le nostre idee, l’auspicio è che tutti nell’ambito della politica forense facciano un passo indietro ed antepongano, come facemmo e continuiamo a fare Noi di AFEC, il bene dell’Avvocatura ai meri interessi personali da “poltrona”.

Siamo certi che ne gioverebbe l’Avvocatura tutta, che finalmente potrebbe tornare ad essere rappresentata come merita, soprattutto in una contingenza quale quella che stiamo affrontando, in cui le nostre istituzioni, sia distrettuali che nazionali, dovrebbero far sentire altissime le loro voci e le nostre istanze allo scopo di salvare dall’estinzione la nostra amata Professione.

Un caro e cordiale saluto.

Roma, 23 marzo 2020.

Il Direttivo AFEC

ASSOCIAZIONE FORENSE EMILIO CONTE

DALLA PARTE DEGLI AVVOCATI. SEMPRE

IL DIRETTIVO

Gabriele Andrea Baiocchi, Guido Borzi,
Giovanni Caridi, Giancarlo Caterina, Cristiana Centanni, Isabella Cugusi,
Emanuele Curti, Marika De Biase, Silvia Di Prinzio, Cristina Fasciotti, Nicola
Francione, Nicola Giarrusso, Alessandro Guarnaschelli, Pierpaolo Longo, Serena
Palombi, Marco Pieri, Simona Rampiconi, Luigi Romano, Alessandro Romano
Carratelli, Maria Pia Sabatini, Barbara Scaramazza, Nicola Scuro, Valentina
Serpilli, Loredana Severoni, Ferdinando Tota, Fabrizio Zaccheo

Giancarlo Caterina
Giancarlo Caterina

Avvocato in Roma dal 2005, mi sono laureato presso l’Università degli Studi di Roma “La sapienza”, discutendo la tesi in Diritto Amministrativo, presso la cattedra del Prof. Sabino Cassese, “Ordinamento interno e funzionamento dell’INPS”. Nel corso degli anni ho svolto la professione sempre in autonomia intrattenendo collaborazioni professionali con diversi studi legali, grazie alle quali mi sono specializzato in vari ambiti del diritto e, principalmente, nel settore penale, tributario e in alcune branche del diritto civile. Dal 2016 sono membro del Direttivo dell’Associazione Forense Emilio Conte. Sono stato spinto a mettermi in gioco nell’ambito della politica forense ritenendo doveroso impegnarmi in prima persona per cercare di restituire alla nostra professione la dignità che le compete ed ho trovato in Afec lo spirito giusto per perseguire questo intento. Ora che ne sono diventato il Presidente, la spinta propulsiva sarà ancora più evidente.